Il moscato della Val Bagnario

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Il paese di Strevi da sempre lega la sua storia e le sue sorti al vino, in particolare al vino Moscato. 

Sino a una decina di anni fa la Valle Bagnario, il cru di eccellenza delle terre di Strevi, era chiamata ironicamente «valle degli sceicchi», perché i viticoltori che possedevano vigne su quei terreni erano i più ricchi della zona.

E al momento della vendemmia, quando tutti qui ancora facevano vino, in tutta la valle c’era un profumo di moscato intensissimo. Per fare il Moscato Passito della Valle Bagnario di Strevi si sceglie il fiore della vendemmia (effettuata rigorosamente in cassetta), ovvero i grappoli più sani e spargoli, e si sistemano su graticci ad appassire; a novembre si pigiano e si mettono a fermentare con parte delle bucce, pulite dei vinaccioli e delle scorie. I tecnici sorridono di questa pratica, pensano che in fondo quelle bucce non apportino granché. Ma in valle si è sempre fatto così e i passiti della zona vivono per decenni integri e potenti.

Nonostante queste caratteristiche il passito di Valle Bagnario rischiava di scomparire: troppo lavoro, una remunerazione scarsa rispetto all’impegno, troppo anziani i viticoltori rimasti. Ma per fortuna, grazie al lavoro di un gruppo di appassionati è nato un Presidio. Si è formata un’associazione che riunisce tutti i produttori, è stato stilato un disciplinare assai rigido, si è dato il via a sperimentazioni e degustazioni per arrivare a capire quali siano le tecniche più efficaci per ricavare un grande vino. Un Sauternes piemontese, per capirci. Merito della qualità delle uve moscato che si raccolgono su queste vigne antiche e scoscese, dove i sentori aromatici tipici del vitigno si sposano a un grande equilibrio gustativo: ricco, ma non stucchevole. 

Stagionalità

il vino può essere immesso al consumo dopo un periodo di affinamento e invecchiamento minimo di due anni.

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